domenica, 26 novembre 2006

Eutanasia, Welby chiede aiuto ai giudici

Piergiorgio Welby tenterà ancora qualche altra strada prima di quella finale, la disobbedienza civile. Con la legge non ha più speranze, troppo lunghi i tempi del Parlamento per la sua malattia devastante. «Ma non ci diamo ancora per vinti», dice il radicale Marco Cappato. E spiega: «Stiamo esplorando margini giurisdizionali interpretativi per un’altra strada. Stiamo pensando di rivolgerci a un giudice che ci autorizzi a staccare la spina. Oppure alla scelta di un medico che si prenda lui la responsabilità. In questa vicenda ci troviamo di fronte a leggi in contrasto con principi costituzionali e il tutto èmolto violento».

Forse, come ha detto ieri al Corriere della Sera Ignazio Marino, alla fine l’Italia una legge sull’eutanasia la farà. Ma il presidente della commissione Sanità del Senato è stato chiaro: «Non si potrà fare subito». E dunque non servirà a far vincere la battaglia di Welby che ha 60 anni e da oltre 40 combatte una malattia che ancora oggi non conosce cura: la distrofia muscolare progressiva. Aveva scritto anche a Marino Piergiorgio Welby per chiedere l’eutanasia. A lui e al presidente della commissione omologa della Camera. Ai presidenti dei due rami del Parlamento. Al presidente della Repubblica aveva già implorato in settembre la «grazia » di un’eutanasia. Senza successo. Ma lui combatterà ancora.

«La sua è una battaglia civile, va oltre la sua vicenda personale», dice Mina, che è il suo angelo custode oltre che sua moglie e l’unica che ancora riesce a tradurre in parole i sussurri di Piergiorgio. «La disobbedienza civile è sempre presente», le ha fatto capire ieri suo marito nel pomeriggio che ha passato in contatto con i radicali, lui che è copresidente dell’Associazione Luca Coscioni. Intanto Piergiorgio continua a spegnersi nel suo letto di dolore. «Fa sempre più fatica a deglutire persino le pappette», dice Mina, amorevole e impassibile con il suo stile tedesco. E aggiunge: «La verità è che Piergiorgio non accetterà mai un sondino per mangiare. E dunque quando non ce la farà più a deglutire, le sue ore saranno davvero contate ».
Nel frattempo è lei, Mina, che conta le ore e anche le notti. «Non dovrei dirlo, ma tante volte quando mi corico prima di addormentarmi imploro: "Signore, portamelo via stanotte ». Ma la mattina ancora ritorna per Piergiorgio Welby. E Mina ricomincia con lui le giornate: «Se potessi la staccherei io la spina di quella macchina. Se soltanto sapessi farlo senza farlo soffrire troppo».
Alessandra Arachi

di Alessandra Arachi (dal Corriere della Sera online, 26-11-2006)

 

SCIOPERO DELLA FAME DALLE ORE 24:00 DI MERCOLEDI' 22 NOVEMBRE


Partecipa a iniziativa nonviolenta per CNB e Welby
Chi ha aderito al digiuno

Avviso ai digiunanti: lo sciopero della fame consiste - nella prassi radicale - nell'assunzione di tre cappuccini o tre spremute d'arancia al giorno a sostituzione dei pasti (si consiglia di bere acqua in quantità). Se si assumono farmaci si consiglia di consultare il proprio medico prima di iniziare il digiuno.

Link
Dichiarazione di Marco Cappato (le ragioni dell'iniziativa nonviolenta)
Lettere di Welby del 13 nov del 17 nov e del 19 nov
Audiovideo del seminario "Posso morire senza condanna a soffrire?"


PIERO WELBY, CARO PRESIDENTE VOGLIO L'EUTANASIA

postato da: espressiodemo alle ore 21:24 | Permalink | commenti
categoria:musica, cultura, poesia, politica, amore, vita, diritti civili, attualitĂ , eutanasia, libertĂ 
venerdì, 10 novembre 2006
Magrebino SI, Culattone NO!

Leggo le lettere che spesso manda Luca Trentini (Presidente del Comitato Provinciale di Brescia dell'ArciGay) a ilVolterino, che puntualmente pubblicha, e non posso fare altro che pormi un paio di domande. Questo è quello che mi viene in mente, forse semplifico troppo:
Ma perchè, quando fatti di violenza duri quanto questi, ma compiuti da immigrati, si svolgono nella stessa città a distanza di poco tempo, gli stessi fatti ricevono ampia trattazione su ogni tipo di media? e quando accadono altri fatti in primis quelli sopradescritti di mazzano, poi quelli di Bologna nei pressi del Cassero, o quelli fuori dalla discoteca romana, i media sembrano assopiti dal torpore delle beghe tra parlamentari, e non si parla, qui a ragione, di emergenza omofobica, o meglio non si ragiona sul contesto in modo ampio e organico? Magari si dedurrà che l'estremismo è più diffuso e subdolo, e non solo degli extracomunitari; che la violenza e le discriminazioni sono ad un livello troppo alto per essere ulteriormente sopportate, se mai si debbano sopportare; che c'è un bisogno profondo di educazione;
Ma forse sono troppo retoriche le domande sopra poste, per non constatare che è molfto più facile e appetibile mediaticamente una lite tra magrebini, che un pestaggio omofobico, e che la gente viene presa al cuore se ci sono immigrati di mezzo, che un pestaggio di un culattonedimmerda è poca cosa, che pure Borghezio gli da poca considerazione, che è meglio per i tanti calderoli locali e vicini aizzare le folle con la caccia alle streghe mulatte.
Ma questa è retorica scusate, solo retorica.

di Francesco Temporin
postato da: espressiodemo alle ore 10:40 | Permalink | commenti
categoria:pensieri, musica, cultura, italia, poesia, politica, amore, vita, gay , sex , attualitĂ , studenti, univeristĂ