venerdì, 27 ottobre 2006
Comunicato Stampa
Aggressione omofoba in provincia di Brescia.
la comunità omosessuale: ora basta!
 

Apprendiamo oggi dalle pagine del Corriere della Sera della vile aggressione omofoba (motivata dall'orientamento sessuale) subita da una coppia lesbica di Mazzano: alcuni teppisti hanno devastato la loro casa firmandosi con delle svastiche.

La violenza contro gli omosessuali non è una novità nella nostra realtà, ma un atto così grave, che lede la dignità e l'initimità di una coppia, deve essere denunciato con forza da chi lotta quotidianamente per l'uguaglianza e la promozione delle diversità.

Questo atto segna decisamente un salto di qualità nella strategia di odio promossa da chi rifiuta di riconosce e il valore delle differenze e combatte contro la libertà e la democrazia.

Tale episodio di intolleranza rende la nostra società più povera e ci fa guardare con preoccupazione alla vivibilità della nostra realtà per chi manifesta e vive con normalità la propria condizione di vita e il proprio amore.

Ringraziamo il coraggio e la determinazione di D.G. che ha voluto denunciare questa aggressione in nome della libertà di essere semplicemente se stessa, rompendo così una triste e rassegnata tendenza all'omertà da parte delle vittime di aggressioni omofobe.

Manifestiamo tutta la nostra solidarietà, il pieno sostegno e la nostra fraterna vicinanza alle vittime di questa violenza rilanciando la nostra ferma determinazione nel combattere ogni forma di discriminazione basata sull'orientamento sessuale.

Chiediamo all'amministrazione comunale di Mazzano un gesto di ferma condanna e di concreta solidarietà a queste vittime dell'omofobia

Chiediamo alla società civile bresciana di ribellarsi all'odio e all'ignoranza, rompendo un silenzio che si fa sempre più intollerabile. I razzisti non devono trovare spazio fra le nostre case.

La comunità omosessuale di Brescia continuerà nella sua opera di visibilità e di promozione, convinta che episodi odiosi ed inqualificabili come questo siano i colpi di coda di una cultura ormai tramontata.

Luca Trentini, Presidente di Orlando, Comitato provinciale Arcigay di Brescia
Manuela Fazia Presidente di Pianeta Viola, Associazione lesbica bresciana
 

Per ulteriori chiarimenti: Luca Trentini tel. 335.5896432
 
 
Alleghiamo qui sotto l'articolo del Corriere della Sera di oggi:

Brescia – Raid firmato con le svastiche nella casa di una ventisettenne alla periferia di Mazzano

«PERSEGUITATA DAI NAZISKIN PERCHÉ SONO DIVERSA»
di Andrea Biglia, Corriere della Sera, 27 Ottobre 2006

BRESCIA - «Gay a bordo» diceva, stilizzato nel triangolo del segnale stradale di pericolo, l'adesivo applicato sul fronte interno della porta di casa. La «carta d'identità» della giovane donna condita con il sale dell'ironia. Ma tra le villette alla periferia di Mazzano, la sola presenza di una persona «diversa» accende una minacciosa reazione d’intolleranza. Tutto porterebbe verso ambienti nazifascisti.

Lunedì sera verso mezzanotte, al rientro dal cinema nell’abitazione che divide con la sua compagna, lei, D.G., 27 anni, viso acqua e sapone, occhialini da intellettuale, un'omosessualità coltivata nella privacy domestica e mai sbandierata – ha trovato l’ingresso forzato e quella dicitura sporcata con una svastica. Dentro, l'abitazione tutta a soqquadro: indumenti intimi rovesciati per terra, alcuni oggetti, di modesto valore, spariti. Ma soprattutto un’altra croce uncinata e le lenzuola, per colmo di spregio, imbrattate di urina. Il furto non poteva essere il vero obiettivo dell'incursione notturna, una manciata di euro lasciata proprio vicino all'ingresso nessuno l’ha toccata.
Bravata di pessimo gusto o un avvertimento all'insegna del razzismo sessuale? Per D.G., che ha presentato denuncia ai Carabinieri per vandalismo, nessun dubbio: «La svastica è una firma precisa e da queste parti il nazifascismo non lo scopriamo oggi. Quegli individui mi dovevano tenere d'occhio da tempo se si sono introdotti in casa proprio una delle rarissime volte che sono uscita di sera. Con la denuncia so di espormi ancora di più alla loro ritorsione, ma la dovevo fare: il silenzio della vittima, in questi casi, diventa complicità».
La giovane - buona famiglia borghese di Brescia, studi superiori, lavoro di responsabilità in un'azienda della zona - ha scoperto la sua «diversità» sui banchi delle medie finché, a 17 anni, la decisione di lasciare la famiglia per vivere la sua esperienza. Una brutta avventura, un po' di anni fa, al Carmine, allora il bronx di Brescia, («Sei una lesbica, ti devo punire»). Ma sembrava una storia passata.

A Mazzano, tra Brescia e il Lago di Garda, lei e la sua amica con i due cagnolini si sono trasferite da poco, in punta di piedi. Quella convivenza ha però subito disturbato alcuni vicini: il mese scorso una scenata a base d’insulti e parole pesanti che l'ha costretta a rivolgersi già allora già allora in caserma. «Ma questa volta è assai più grave - sottolinea la giovane, tormentata tra l'indignazione e la paura -. La svastica dice tutto e non credo che i vicini c'entrino più. Qualcuno vuole farmi pagare la colpa di essere lesbica».

L'omosessualità per D.G. non è mai stata una tessera politica. Mai indossato lustrini e paillettes, mai partecipato al Gay Pride. Anzi, tiene a prendere bene le distanze da ogni forma di esibizionismo sessuale. Ma perchè hanno preso a bersaglio proprio lei? La svastica, i nazifascismi: fantasmi che la perseguitano e non la fanno dormire. Lei però è decisa a tener duro: «Non posso e non voglio essere nient’altro che ciò che sono».
martedì, 24 ottobre 2006

31 ottobre 2006: l'Arci festeggia la IX edizione della Giornata del Teatro 31 ottobre 2006: l'Arci festeggia la IX edizione della Giornata del Teatro
Dal 1998 Arci promuove una giornata dedicata all'arte scenica denominata GIORNATA NAZIONALE DEL TEATRO, che da ormai 9 anni viene indetta il 31 ottobre, anniversario della morte di Eduardo De Filippo. L'occasione per l'Arci per ribadire l'impegno sul tema della promozione culturale e teatrale, facendo emergere i mille modi di fare teatro nei suoi diversi generi e negli spazi più diversi.
Ecco i primi appuntamenti:

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giovedì, 12 ottobre 2006
E' passato 1 mese e 12 giorni, ed il comune di Verolanuova non risponde alla seconda lettera inviatagli dal nostro presidente. Un mese e dodici giorni da aggiungere ai 6 mesi e 2 giorni della prima lettera, che naturalmente non ha mai ricevuto risposta.

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Veramente complimenti. Due persone laureate, che si presume siano intelligenti, capaci ed educate.
Ma qui l'educazione è un optional, qualcosa di cui se ne può fare a meno.
Complimenti a rappresentanti eletti in un paese democratico tramite elezioni. Che della fiducia prestatagli (non dal sottoscritto) se ne fregano, che dei bisogni dei propri amministrati se ne infischiano, che della costituzione e dell'obbligo di diligenza in essa inciso ne fanno carta straccia.

Ipocrisia e Abusi sono le vostre armi. La non violenza ed il diritto, insieme alla VERA democrazia sono le mie.
Da anticlericale ma cattolico(in modo non bigotto, non ipocrita, non arrivista, non abusivo) posso affermare che la giustizia, alla fine, arriva.
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giovedì, 12 ottobre 2006
Stop Precarietà Ora: il 4 novembre tutti in piazza!
Articolo da "L'Unità" del 5 ottobre 2006

Precariato? No grazie

di Paolo Beni* e Sergio Giovagnoli**
La preparazione della manifestazione nazionale del 4 novembre contro la precarietà vede moltiplicarsi nel Paese gli appuntamenti di discussione pubblica, le vertenze locali e i momenti di confronto su concrete ipotesi di modifica della legislazione sul lavoro. La nascita del coordinamento «Stop precarietà ora», nel luglio scorso, ha posto le condizioni per costruire un grande movimento unitario attorno ad una questione di fondamentale importanza per la società italiana, proponendone una chiave di lettura che va ben oltre l'ambito strettamente sindacale relativo alla deregolamentazione del lavoro attuata negli ultimi anni. La precarietà del lavoro sta diventando per milioni di cittadini precarietà di vita, condizione permanente di anonimato sociale, una vera emergenza civile e al tempo stesso una grande questione culturale, che investe i diritti fondamentali e la dignità delle persone, e perciò la stessa qualità della convivenza democratica.
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