sabato, 24 giugno 2006

Antonio D’Andrea, Professore Ordinario di Diritto Costituzionale all’Università degli Studi di Brescia.

Prima domanda. Nodo Cruciale della politica pre-elettorale, la Riforma Costituzionale, è stata uno degli ultimi assalti al potere della compagine Berlusconiana. Ora il tutto è messo in mano ai cittadini grazie al Referendum. Ci può spiegare quali sono i punti sensibili e cruciali della Riforma?

I punti critici che mi paiono maggiormente rilevanti e intimamente connessi sono due. Primo: siamo di fronte ad un sostanziale superamento della attuale forma di governo parlamentare, sostanzialmente trasformata in un ibrido. È stato messo in piedi, difatti,  un coacervo che miscela “pezzi” di forme di governo diverse, senza però orientarsi con coerenza verso nessuna di quelle conosciute e sperimentate negli ordinamenti democratici. Si introduce un’assoluta preminenza del Primo Ministro nei confronti di qualsiasi altro organo costituzionale; egli, pur non venendo eletto direttamente da parte dei cittadini, concentrerebbe su di sé, in modo improprio e tendenzialmente autoritario, rilevanti poteri di indirizzo politico. In particolare il Presidente della Repubblica finirebbe per essere ostaggio della maggioranza che vince le elezioni (e ciò dovrebbe essere garantito da una legge elettorale necessariamente maggioritaria o proporzionale con premio di maggioranza), e perciò sterilizzato nel suo ruolo di garante e arbitro del confronto politico che si sviluppa nella sede parlamentare. Secondo: si realizza una correzione radicale dell’attuale sistema bicamerale, lasciando solo alla Camera il compito, fittizio, di intrattenere un rapporto dialettico con il Governo. Nella realtà si ingessa il confronto parlamentare creando l’illusione di avere un Governo del Primo Ministro stabile  e perfettamente in grado di durare per l’intera legislatura. Ciò perché, a voler ben vedere, si crea un circolo vizioso nel quale la maggioranza che ha vinto le elezioni è ostaggio del Premier e viceversa. Infatti, da un lato, si attribuisce al Primo Ministro la facoltà di ottenere lo scioglimento della Camera dei deputati in qualsiasi momento e, dall’altro lato, solo la maggioranza che ha vinto le elezioni può cambiare il Primo Ministro. Vorrei sottolineare, infine, un cosa importante: il Governo del Primo ministro viene dotato dalla riforma di rilevanti poteri procedurali all’interno delle sedi parlamentari che gli consentono persino di alterare le competenze legislative assegnate ai due rami del Parlamento( in particolare quella del cosiddetto Senato federale) e di influenzare in modo decisivo l’ordine dei lavori parlamentari  nonché i tempi di discussione e di approvazione dei disegni di legge.

La Lega Nord è riuscita a strappare questa riforma costituzionale, versione moderata del secessionismo nordista. C’è stato infatti un trasferimento di competenze legislative  dallo Stato alle Regioni. Cosa cambierà, se il Referendum confermerà la Riforma?

Il mutamento in questa direzione non è stato così importante né tanto meno appare preludere ad un effettivo rafforzamento dell’autonomia regionale. Tra l’altro è stato accompagnato da altri correttivi: si pensi alla ricomparsa del cosiddetto “interesse nazionale” per accontentare le frange più nazionalistiche dello schieramento di centro destra e controbilanciare l’accoglimento delle richieste leghiste, che sono indicate con  il nome di “devolution  e che alludono all’ampliamento delle competenze legislative esclusive delle Regioni ordinarie, le quali, in realtà,  esclusive non sono perché lo Stato centrale mantiene intatto il potere di legiferare sull’intero territorio nazionale per garantire i livelli essenziali dei diritti civili e sociali( si pensi ad esempio al diritto alla salute).  Devo dire, peraltro, riguardo al rafforzamento dell’autonomia delle Regioni e degli altri Enti territoriali che la stessa riforma costituzionale del 2001 varata dal centrosinistra( ed egualmente deprecabile dal punto di vista del metodo poiché varata senza il coinvolgimento dell’opposizione parlamentare) ha lasciato alla Corte Costituzionale il compito non semplice di ricondurre a razionalità e coerenza il riparto delle competenze tra Stato e Regioni che non può certamente definirsi ben “organizzato” dal dettato costituzionale a seguito della  riforma del Titolo alla quale ho fatto riferimento.

Ultima domanda. Ha parlato di Corte Costituzionale. La Riforma va a modificare anche la nomina dei componenti della Corte e del Consiglio Superiore della Magistratura.

Sì, infatti per quanto riguarda la Corte Costituzionale e fermo restando il numero complessivo di 15 membri, i giudici di nomina parlamentare passano da 5 a 7( 3 della Camera e 4 del Senato Fed.), riducendosi di conseguenza quelli di nomina del Presidente della Repubblica che passano da 5 a 4 e quelli nominati delle Supreme magistrature  che egualmente passano da 5 a 4. Nel C.S.M. invece le nomina della componente non togata  viene equamente divisa tra il Senato Federale (1/6 dei componenti) e la Camera (1/6 dei componenti). Così facendo si sfaldano equilibri consolidati tra i diversi organi dello Stato, e si alza impropriamente il tasso di politicità degli stessi organi di garanzia. Se è possibile dare un consiglio e formulare un augurio direi che una volta cancellata definitivamente la riforma costituzionale varata dal centrodestra, lo schieramento di centrosinistra che sarà chiamato ad esprimere il Governo  smetta di parlare di ammodernamento  delle strutture costituzionali. Vanno bene così come sono. La crisi della politica italiana non dipende dagli  assetti costituzionali esistenti. Ci si dia una calmata e  non si abbia l’ossessione di  rivolgimenti costituzionali evocando l’ennesima Commissione bicamerale e finanche l’elezione di un’Assemblea Costituente come è stato fatto da troppo tempo anche tra le forze politiche che oggi osteggiano giustamente la riforma deliberata nella scorsa legislatura. fin d’ora.. Si ritorni a parlare di governo del Paese e, soprattutto, lo si faccia agendo concretamente senza mettere in discussione il rispetto dei principi costituzionali vigenti.  Questa sì che sarebbe una novità istituzionale da auspicare con forza. 

Intervista a cura di Francesco Temporin
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giovedì, 08 giugno 2006
CONTRO LA RIFORMA COSTITUZIONALE
VOTIAMO NO

scarica e distribuisci il volantino
con le motivazioni del no.


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giovedì, 08 giugno 2006

Perchè il comune di Verolanuova, nelle persone del Sindaco Dott. Dotti Stefano e della Vicesindaco Dott.ssa Bragadina Maria Carlotta, non ha ancora risposto alla lettera firmata dal nostro Presidente, consegnata in data 25 marzo 2006?

I nostri eletti stanno ancora verificando la disponibilità degli stabili. 2 mesi e 13 giorni.

Forse è il caso di ricordagli la nostra richiesta.

Verolanuova, 25 marzo 2006
All’attenzione del Sindaco Dott. Dotti Stefano
del Vice Sindaco Dott.ssa Bragadina Maria Carlotta

OGGETTO: Delucidazioni sull’attività dell’associazione culturale L.E.D. 

Con la presente, il sottoscritto, Francesco Temporin, Presidente dell’associazione culturale “L.E.D. Libera Espressione Democratica”, esplicita all’Amministrazione Comunale, da Voi rappresentata, le nostre intenzioni circa l’utilizzo del locale che eventualmente vogliate concederci in uso.
L’attività dell’associazione culturale sopra citata è diretta alla promozione sociale, allo sviluppo della sensibilità culturale del nostro Comune e della nostra Provincia, e l’azione propria di L.E.D. spazia verso tutti gli ambiti della cultura, facendo emergere, come da Statuto, la sana voglia del cittadino e delle comunità intermedie dove questo opera, di comunicare e di fare proprio l’uso della parola scritta, cantata, suonata o dipinta.
Tutto questo diretto ad un innalzamento, proficuo per la società civica e civile, della volontà di esprimersi verso il sociale.
Spiegato questo, la sede che speriamo ci sia concessa, sarà il fulcro da dove quest’attività ed azione partirà, il punto di riferimento da dove emergere.
Mi preme sottolineare, come presidente di L.E.D. e rappresentante dell’istanze di ARCI, al quale siamo associati, togliendo dalla vista i luoghi comuni che avvolgono l’ARCI ed i suoi associati, che la nostra attività sarà totalmente avulsa e non influenzata dagli ideali e dai convincimenti politici e culturali dei singoli soci, presenti e futuri, e mai, in alcun modo, l’azione associativa presterà mano a provocazioni e/o propaganda politica.
La nostra autonomia, la nostra indipendenza è massima perché crediamo fortemente che la cultura nel suo insieme sia sinonimo di integrazione e non di divisione, di evoluzione e non di involuzione, crediamo che la cultura non possa e non debba essere contagiata dalla politica in senso ideologico e pratico che troppe volte risulta truffaldina e deviante.
Noi ci rivolgiamo alla società e alle istituzioni e con queste vogliamo dialogare serenamente. Altrettanto serenamente, in modo limpido e legale utilizzeremo gli spazi che Vogliate concederci, ed in modo educato e rispettoso della cosa comune ne faremo buon uso.
Saremo lieti se si istaurasse, tra L.E.D. e l’amministrazione Comunale che egregiamente rappresentate, una sinergia d’intenti verso la comunità alla quale apparteniamo, in modo da sviluppare una lunga e proficua collaborazione per qualsiasi tipo di evento culturale.
RingraziandoVi dell’attenzione prestataci,
Distinti Saluti
 
IL PRESIDENTE
Francesco Temporin
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categoria:attualitĂ 
giovedì, 01 giugno 2006
Il 21 Giugno 2006 [Liberiamo La Musica!] - Festa della Musica dell'ArciIl 21 Giugno 2006 [Liberiamo La Musica!] - Festa della Musica dell'Arci

Saranno centinaia le iniziative musicali che si svolgeranno in giro per l'Italia per chiedere di Liberare La Musica. In occasione della Festa della Musica dell'Arci, ormai alla undicesima edizioni, l'associazione lancia un appello a tutti gli operatori del settore e alle Istituzioni, per affrontare in modo coerente una riforma seria degli strumenti legislativi che incidono sulle produzioni, sulla fruizione, sul lavoro dell'intero comparto della musica.
Per questo l'Arci aderisce all'appello per una Legge sulla Musica che liberi la creatività, che promuova le produzioni indipendenti, che valorizzi le esperienze no profit di aggregazione culturale, che sostenga percorsi formativi nelle scuole e non solo. Per immaginare nuovi percorsi di tutela degli autori e dei lavoratori del mondo della musica.
Si pò aderire all'appello lanciato nei mesi scorsi da un folto numero di organizzazioni, Audiocoop in testa (lista adesioni www.audiocoop.it/ita/vetrina5.html), scrivendo a unaleggeperlamusica@hotmail.it .
Per segnalere eventi ed iniziative legate alla Festa della Musica dell'Arci inviare una mail a festadellamusica@arci.it
Materiale disponibile
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Cartolina/Appello per Legge sulla MusicaCartolina/Appello per Legge sulla Musica
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categoria:musica, poesia, politica, amore, festa, attualitĂ , arci