mercoledì, 29 marzo 2006

LETTERA FORMALE INVIATA ALL'ATTENZIONE DEL SINDACO E DEL VICESINDACO DAL PRESIDENTE DEL NOSTRO CIRCOLO


Verolanuova, 25 marzo 2006

All’attenzione del Sindaco *

del Vice Sindaco Dott.ssa *

 

OGGETTO: Delucidazioni sull’attività dell’associazione culturale L.E.D.

Con la presente, il sottoscritto, Francesco Temporin, Presidente dell’associazione culturale “L.E.D. Libera Espressione Democratica”, esplicita all’Amministrazione Comunale, da Voi rappresentata, le nostre intenzioni circa l’utilizzo del locale che eventualmente vogliate concederci in uso.

L’attività dell’associazione culturale sopra citata è diretta alla promozione sociale, allo sviluppo della sensibilità culturale del nostro Comune e della nostra Provincia, e l’azione propria di L.E.D. spazia verso tutti gli ambiti della cultura, facendo emergere, come da Statuto, la sana voglia del cittadino e delle comunità intermedie dove questo opera, di comunicare e di fare proprio l’uso della parola scritta, cantata, suonata o dipinta.

Tutto questo diretto ad un innalzamento, proficuo per la società civica e civile, della volontà di esprimersi verso il sociale.

Spiegato questo, la sede che speriamo ci sia concessa, sarà il fulcro da dove quest’attività ed azione partirà, il punto di riferimento da dove emergere.

Mi preme sottolineare, come presidente di L.E.D. e rappresentante dell’istanze di ARCI, al quale siamo associati, togliendo dalla vista i luoghi comuni che avvolgono l’ARCI ed i suoi associati, che la nostra attività sarà totalmente avulsa e non influenzata dagli ideali e dai convincimenti politici e culturali dei singoli soci, presenti e futuri, e mai, in alcun modo, l’azione associativa presterà mano a provocazioni e/o propaganda politica.

La nostra autonomia, la nostra indipendenza è massima perché crediamo fortemente che la cultura nel suo insieme sia sinonimo di integrazione e non di divisione, di evoluzione e non di involuzione, crediamo che la cultura non possa e non debba essere contagiata dalla politica in senso ideologico e pratico che troppe volte risulta truffaldina e deviante.

Noi ci rivolgiamo alla società e alle istituzioni e con queste vogliamo dialogare serenamente. Altrettanto serenamente, in modo limpido e legale utilizzeremo gli spazi che Vogliate concederci, ed in modo educato e rispettoso della cosa comune ne faremo buon uso.

Saremo lieti se si istaurasse, tra L.E.D. e l’amministrazione Comunale che egregiamente rappresentate, una sinergia d’intenti verso la comunità alla quale apparteniamo, in modo da sviluppare una lunga e proficua collaborazione per qualsiasi tipo di evento culturale.

RingraziandoVi dell’attenzione prestataci,

Distinti Saluti

 

IL PRESIDENTE

Francesco Temporin

 

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categoria:cultura, lettera, sindaco, arci, led , verolanuova
mercoledì, 29 marzo 2006
Articolo su L.E.D.
pubblicato in  ARCIREPORT

Il Libera Espressione Democratica, L.e.d. per gli amici, è il neonato
circolo Arci a Verolanuova, Brescia, e si occupa principalmente
di Parole. Parole scritte, urlate, danzate, spruzzate, suonate, pitturate,
fotografate o anche solo pensate.
Tutto questo coacervo di parole per un'unica volontà: quella di
cambiare la visione del mondo, del mondo dei giovani soprattutto.
Con i suoi ancora pochi soci e senza ‘una fissa dimora’ L.e.d.
cerca di sensibilizzare il piccolo paesello leghista dove è nato e la
sua provincia verso le istituzioni e la legalità, per ridare slancio a
quella voglia di fare che gli appartiene, una voglia di fare dialogo
e di confrontarsi tramite l’arte, la poesia, la cultura tutta.
Come ci dice Francesco Temporin, presidente del circolo:
«Crediamo proprio che sia necessario mobilitarsi, essere dinamici
e combattere un mondo conservatore, per creare quei nuovi
diritti che le coppie, le madri e i singoli necessitano. Perché fermarsi
e credere nei fondamentalismi di ogni tipo, compreso quello
laico, non serva a nulla! Bisogna insomma sapersi mettere in
discussione, noi e i nostri ideali!».
Non solo idee e parole astratte bensì, con la loro prima stagione
‘d’azione’, un calendario ricco di concerti, convegni, mostre. Il
primo appuntamento è fissato per la fine di aprile, il 27. Si tratta di
un convegno con un titolo ambizioso: I giovani e la politica –
Storia, Organizzazione e Partecipazione. Questo progetto è stato
finanziato dall’Università degli Studi di Brescia, e promosso dal
Gruppo Universitario Diversamente Brescia, alter ego universitario
di L.e.d.
Come relatori saranno presenti due docenti universitari di Scienze
politiche, il prof. Chiarini e la pr.ssa Cedroni, che spiegheranno l’evoluzione
storica e l’organizzazione interna dei partiti; inoltre,
saranno presenti anche 4 rappresentanti politici delle maggiori
sezioni giovanili (Sinistra giovanile e Azione giovani) di cui 2 uomini
e 2 donne. Quando si dice Par condicio e quote rosa!
Altri appuntamenti sono organizzati per l’estate e per le vacanze
pasquali, tra cui due concerti, uno beat e uno jazz, e una mostra
fotografica sul Vietnam.
Ma non mancano i problemi: «Noi, per ora, restiamo senza sede -
continua Temporin -c'è troppa indifferenza verso qualunque forma di aggregazione
giovanile. Intanto ci arrangiamo e ci troviamo nei bar o in casa
dei soci disponibili ad ospitare le riunioni».
Intanto L.e.d. non si perde d’animo uscendo mensilmente con un
foglio di discussione, dove sono pubblicati articoli di interesse
generale, soprattutto per quanto riguarda la libertà d’espressione
e i diritti civili, oltre alle poesie o brevi racconti di soci e lettori.
«Abbiamo anche attivato un sito internet dove trovare tutti i nostri
interventi e il foglio scaricabile: www.arciled.splinder.com.
Nell’attesa di una sede invitiamo tutti a partecipare alle nostre iniziative,
a contattarci e a visitare il nostro sito. Perché la parola, il
confronto e il dialogo sono il motore per un mondo di pace e di
diritti».
Info: movimento_led@libero.it

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categoria:pace, brescia, circolo, attualitĂ , giornalino, led , arcireport
mercoledì, 29 marzo 2006
Le buone pratiche dell’Arci a Terra Futura 2006


L'Arci torna a Terra Futura.
Per questa terza edizione della mostra convegno delle buone pratiche di sostenibilità (31 marzo - 2 aprile, Fortezza da Basso di Firenze), l'associazionismo della pace, dei diritti, della giustizia sociale rinsalda il suo rapporto di partnership con l'intera organizzazione, essendo parte del Comitato di Garanzia di Terra Futura.

L'Arci sarà presente nei tre giorni della manifestazione in due punti differenti: all'interno del padiglione Spadolini, dove saranno esposti i progetti sui temi dell'immigrazione e dell'antirazzismo, e con lo spazio "Un mondo diverso - Casa del Popolo Arci" presso il cortile della Palazzina Lorenese. Sarà proprio quest'ultimo lo spazio dove l'Arci farà vivere le sue buone pratiche di sostenibilità, organizzerà eventi e discuterà di consumo critico e solidarietà.

In "Un mondo diverso - Casa del Popolo Arci" ci saranno il Bar equosolidale/bio/tradizioni gastronomiche; "Il Cortile della Musica e degli Incontri"; le radio comunitarie dell'Arci in Toscana (Novaradio, Punto Radio Cascina e Contattoradio); il divertimento per i più piccoli con la Ludoteca "Giovannino perdigiorno"; due mostre fotografiche tra cui la mostra sul progetto di sostegno al MANTHOC (Movimento dei Bambini Lavoratori in Perù) in collaborazione con la campagna 'Il cuore si scioglie'.

Tra i dibattiti in programma nel corso della mostra-convegno segnaliamo "Conversazione su Terra Futura", previsto per venerdì 31 marzo alle ore 15, presso la Sala Arena, dove interverrà Paolo Beni, presidente nazionale Arci. Interverranno inoltre Fabio Salviato (presidente Banca Etica), Don Vittorio Nozza (direttore Caritas), Pierpaolo Baretta (segretario confederale Cisl), Ugo Biggeri (presidente Fondazione Culturale Responsabilità Etica), Roberto Della Seta (presidente Legambiente), Karl Ludwig Schibel (coordinatore Fiera delle Utopie Concrete).

Alleghiamo di seguito il programma di tutte le iniziative Arci presso la Casa del Popolo "Un mondo diverso":


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categoria:musica, cultura, informatica, democrazia, solidarietĂ , arci, terra futura
martedì, 28 marzo 2006

Einstein all'italiana

Einstein.jpg

Nature, la rivista scientifica (comunista) più importante del mondo ha pubblicato un articolo sullo stato della ricerca scientifica in Italia dopo i cinque anni di permanenza dello psiconano al governo.
Non ne usciamo bene.
Ne usciamo con le ossa rotte, altro che Paese delle banane o dei fichi d’India, quelli erano bei tempi, non offendiamo la frutta.
Adesso siamo il Paese della tazza, ma non quella del caffè.

L’Italia investe la metà rispetto alle altre nazioni europee nella ricerca e sviluppo e quello che investe lo indirizza alla ricerca applicata, di immediato utilizzo da parte delle aziende.

Nature: “Questa filosofia orientata verso l’industria include il riorientamento della missione del CNR dalla ricerca pura alla ricerca applicata. Nonostante la sua impopolarità tra gli scienziati, Fabio Pistella, nominato dal Governo come presidente del CNR nel luglio del 2004, afferma che questa focalizzazione deve continuare: L’Industria italiana investe poco nella ricerca e la missione del CNR è di colmare questa distanza. Le pubblicazioni scientifiche non sono l’unica misura di successo di una buona organizzazione di ricerca ".

I risultati di questa impostazione si vedono, ricercatori in fuga all’estero o asserviti alle logiche del mercato.
Nature si sofferma anche brevemente sul profilo di Fabio Pistella: “Il presidente del CNR Fabio Pistella dichiara 150 pubblicazioni scientifiche nel suo curriculum vitae; come dichiarato al Parlamento a supporto della sua nomina nel 2004. Ma “Le Scienze” hanno riportato nel gennaio 2006 che ISI cita solo tre sue pubblicazioni. Pistella ha dichiarato a Nature che alcune delle sue pubblicazioni sono datate e in italiano, “e che il ruolo del presidente del CNR richiede in ogni caso qualità manageriali”.

beppegrillo.it

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venerdì, 24 marzo 2006

Brescia-Cervia 06

  All’interno del mio crescere
dentro lenzuola cariche e sporche
 

Credendo nel piacevole discendere di liquidi

Lungo il tuo ventre

Dentro il tuo ventre

Fino ad assimilarne la sostanza più sublime

Il seme per il tuo anfratto

Umido ed accogliente come terriccio fresco 

Immagine senza bordi e illusoria 

Da dove, con gusto e malata volontà,

Riuscirei a goderne fino in fondo,

ridando acqua alla mia gola secca,

del tuo fulcro?  

anche la fisica del baricentro
mi è ostile, attraendomi troppo in basso
o troppo in alto
dandomi un illusione che ci possa arrivare
assimilando fino in fondo gli aromi.
  

Dammi anche solo l’impressione

che tu possa arrivare a me

porgendomi il tuo sesso

Ma non ci arriverò.

Credi in me…

Ma io non ce la farò 

 

Francesco Temporin

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categoria:poesia, brescia, sesso, cervia
lunedì, 20 marzo 2006
Contro ogni fondamentalismo Per una societĂ  aperta e plurale Contro ogni fondamentalismo Per una società aperta e plurale
Antisemitismo, islamofobia, scontro di civiltà

Dibattito pubblico
Roma, martedì 21 marzo, ore 10.30
Palazzo Valentini, Sala Placido Martini, via IV Novembre 119/a


In seguito al conferimento ad Oriana Fallaci di una medaglia d'oro della Presidenza della Repubblica per meriti nel campo della cultura, migliaia di cittadine e cittadini hanno sottoscritto una lettera di protesta indirizzata al presidente Ciampi.

Fra questi, numerosi artisti, intellettuali, docenti universitari, ricercatori.

Ci è sembrato opportuno valorizzare questa ampia adesione con un dibattito a chiusura della Campagna.

Vogliamo discutere della c.d. dottrina dello scontro di civiltà, che oggi viene rilanciata attraverso il "Manifesto per l'Occidente" promosso dal presidente del Senato Marcello Pera, non per lanciare anatemi ma per analizzare criticamente questo tentativo di costruire anche in Italia un'ideologia neocon, per mostrare quali rischi essa comporta per la convivenza democratica, la laicità, il pluralismo culturale e religioso, per indicare una prospettiva di con-cittadinanza tra uguali e diversi.

Il 21 marzo, in occasione della giornata internazionale contro il razzismo, si terrà un dibattito pubblico alle ore 10.30, presso la sala Placido Martini della Provincia di Roma, a Palazzo Valentini, in via IV Novembre 119/A.

Parteciperanno Annamaria Rivera (Università di Bari), Filippo Miraglia (responsabile immigrazione Arci), Sandro Portelli (Consigliere per la Memoria del Comune di Roma), Maria Vittoria Tessitore (Università Roma III), Clara Gallini (Università La Sapienza di Roma), Abdallah Redouane (segretario del Centro Culturale Islamico d'Italia), Victor Magiar (Assessore alla Cultura della Comunità Ebraica di Roma), Roberto Di Giovan Paolo (Direttore Aiccre), Rita Candeloro (Segretaria Flc Cgil), Piero Soldini (responsabile immigrazione Cgil), Andrea Billau (giornalista), Amara Lakhous (giornalista e scrittore).
lunedì, 20 marzo 2006
riproponiamo l'articolo che avevamo già inserito nel nostro foglio poichè sembra che non sia cambiato niente visto anche gli articoli dell'ultimo post!altri 3 ragazzi sono stati espulsi dall'università si stato bielorussa per gli stessi motivi: Libertà di associazione e di Espressione...a voi:
(quest'articolo è stato pubblicato anche su ArciReport)

Espulsa perchè ha partecipato ad una conferenza


Una studentessa bielorussa, Miss Tatsiana
Khoma, è stata espulsa dalla BSEU (Belarus
State Economic University) per aver
partecipato ad una conferenza dell’ ESIB tenutasi
a Parigi dall’11 al 15 novembre 2005.
L’ESIB, “The National Unions of Students in
Europe”, raccoglie 44 associazioni studentesche
nazionali in 34 paesi e rappresenta circa
10 milioni di studenti. Il suo obiettivo è
di rappresentare e promuovere gli interessi
degli studenti in ambito europeo su argomenti
come l’educazione, la società, l’economia
e la cultura, promozione mirata verso
l’UE, il Consiglio d’Europa e l’UNESCO.
Miss Tatsiana Khoma è stata informata il 25
novembre dell’espulsione dalla BSEU a seguito
della sua elezione a membro dell’esecutivo
della suddetta associazione. La motivazione
uffi ciale è che lei non ha informato l’Università
sulla sua partecipazione a questo evento
(ESIB’s European Student Gathering) tenutosi
in Francia, cosa che avrebbe dovuto fare visto
che l’Università è responsabile della sicurezza
e del benessere dei propri studenti.
La vera motivazione è quella di sedare mire
liberali e democratiche che in gente come il
Rettore vengono viste come attentato all’ordine
supremo del potere statale. Non si vuole
che questi studenti capiscano il mondo e
quindi capiscano che la loro libertà deve essere
pari a quella degli altri. Che capiscano
che così le cose non possono andare avanti.
ESIB ha lanciato una campagna su larga scala
per avere il supporto di diverse istituzioni europee,
per pressare il Rettore della BSEU a rivedere
la propria decisione e per permettere alla
ragazza di continuare i propri studi.Il Rettore
della BSEU ha risposto con una lettera aperta
nella quale spiega le 3 motivazioni essenziali
dell’espulsione :
- La studentessa è andata in Francia senza il
permesso dell’Università ed ha soggiornato
dall’11 al 15 novembre 2005 durante l’anno accademico
in corso (assentandosi quindi dalle
lezioni).
la studentessa ha dimostrato il proprio disprezzo
per la BSEU, intesa come organizzazione
responsabile legalmente e moralmente
per la sicurezza degli studenti durante il processo
educativo.
- L’espulsione della signorina Khoma è in linea
con le norme della Repubblica Bielorussa
in ambito dell’educazione.
Sul sito dell’associazione studentesca (www.
esib.org) le risposte vengono argomentate
con tutta tranquillità dal Rettore bielorusso
adducendo quasi a discolpa che, altri 50
studenti sono stati espulsi per motivazioni
simili. Il che, al contrario di renderci sereni,
ci fa accapponare la pelle, dandoci piena coscienza
di qual è la situazione degli studenti
in Bielorussia. E non solo degli studenti.
Pensiamo solo per fare un paragone con la nostra
Università se i vari rappresentanti eletti dai
noi nei CRS, venissero espulsi per il fatto stesso
di essere stati eletti. E come le istituzioni statali
possono trattare i rappresentanti sindacali,
quando vengono eletti dai lavoratori. Licenziati
ed esclusi dalla vita sociale, come è successo
a Miss Tatsiana, espulsa pure dal dormitorio.
Questa ragazza, insieme ai suoi colleghi studenti,
non potrà più frequentare nessuna università,
non potendo così procedere nella sua
carriera, guadagnandosi e facendo guadagnare
al suo paese un futuro migliore.
La libertà di espressione è qui ancora una volta
violata, così come è violata e stuprata la libertà
di associazione.
Vi prego di dare risalto a questa fatto, non isolato,
che fa trasparire chiara una grande violazione
del diritto allo studio. Per fortuna in Italia
casi del genere sembrano non essere mai accaduti
ma è indecente che una cosa come questa
capiti in uno stato così poco lontano da noi.
Personalmente e a nome del movimento che
rappresento ho inviato questa lettera alle seguenti
cariche e testate dell’informazione:
- al Rettore dell’Università degli studi di Brescia
- al Rettore dell’Università degli studi di
Roma-La Sapienza
- al ProRettore Vicario dell’Università degli
studi di Bologna
- alla Redazione del TG3
- alla Redazione del TG5
- al Direttore del TG2
- all’uffi cio Stampa della RAI
- alla Redazione di RAI TRE
- alla Redazione di MATRIX (Canale5)
- alla Redazione di REPORT (Raitre)
- alla Redazione di RTL 102.5
- alla Redazione de LA REPUBBLICA
- alla Redazione de IL MESSAGERO
- alla Redazione de IL CORRIERE DELLA SERA
- alla Presidenza Della Repubblica.
Finora tutto vano e ciò è ancor più degradante
per il nostro paese, per la nostra società perbenista
e fi nta interessata. Motivo questo anche
di disgusto pieno per la nostra classe dirigente
che nulla fa per impedire che questo accada.
Questo è solo uno dei problemi che come spesso
ho detto, andrebbero risolti, dando coscienza
ai cittadini di cosa succede intorno a noi, non
dandoci lo zuccherino e poi una bastonata dietro
la nuca. Loro invece oggi, 14 dicembre 2005
pensano al Proporzionale, parlano al Senato,
vuoto ma votante, delle loro intenzioni di voto.
Si oppongono e fanno contestazioni fi ne a se
stesse, senza seguito, un NO solo perché la controparte
ha detto SI. Senza capire che comunque
il loro posto lo manterranno ugualmente,
proporzionale o meno, e nessun nuovo volto
si vedrà varcare la soglia, e nessuna donna si
vedrà sedere sulla poltrona più alta, nessuna
donna, neppure Miss Tatsiana, o la Santachè
che manda i manifestanti a ‘fanculo col dito
medio, potrà mai vedersi eletta in una carica
che conta. Perché la democrazia è in mano alle
logiche maschiliste di carica dei partiti. Perché
la libertà di essere letti non è attuata, se
non sulla carta. Perché in Bielorussia si espelle
una ragazza insieme a 50 altri studenti. E
in italia solo una ventina sono le Senatrici.
La ragazza bielorussa e i giovani manifestano.
Libertà di espressione, diciamo noi.
Disprezzo delle autorità e Delinquenza, dicono
loro.
                         Francesco Temporin
lunedì, 20 marzo 2006

Dimostranti in piazza a Minsk Elezioni in Bielorussia. La prima sfida della piazza a Lukashenko

19 marzo 2006
Fa freddo, molto freddo. E' tardi, le 23 ora locale. Non ci sono bus e metro, proibiti dal regime per scoraggiare manifestazioni di piazza. Eppure, alla chiusura dei seggi, la centralissima piazza d'Ottobre, a Minsk, si riempie di manifestanti che contestano la correttezza delle elezioni presidenziali bielorusse. In decine di migliaia, secondo quanto hanno riferito Reuters e Charter 97, continuano per ore ad affluire nonostante il freddo, il buio, l'assenza di mezzi pubblici, il blocco dell'area e le minacce del regime. Distribuiscono alle forze di polizia fiori bianchi, forse garofani. Con loro hanno anche palloncini, bandiere bielorusse e dell'Unione europea.

Lukashenko, l'ultimo dittatore d'Europa, ha fatto di tutto per assicurarsi la vittoria, soprattutto per evitare che la piazza deponesse il regime com'è già successo in Georgia, in Ucraina e in Libano. In giornata aveva annunciato che avrebbe represso qualsiasi manifestazione dell'opposizione e che questa sarebbe stata considerata un tentativo di colpo di stato. Ha arrestato centinaia di oppositori, distrutto centinaia di migliaia di copie dei giornali indipendenti, espulso gli osservatori indipendenti, blindando le frontiere del paese per evitare che la "rivoluzione arancione" venisse "importata", chiuso siti internet, bloccato l'area centrale della capitale facendovi appostare forze speciali e cecchini.

I candidati dell'opposizione Aleksander Milinkevich e Aleksander Kazulin hanno deciso di non riconoscere i risultati, che vengono diffusi già dagli exit poll del governo (l'85% dei voti a Lukashenko, con oltre il 95% di affluenza), e invitato i loro sostenitori a raggiungere piazza d'Ottobre per chiedere nuove elezioni libere e corrette. Li hanno preparati a rimanere pacifici per dimostrare che la loro è una protesta moralmente e giuridicamente legittima nel caso in cui il governo dovesse decidere la repressione violenta. La nonviolenza rappresenta per l'opposizione l'unica possibilità che i poliziotti al dunque si rifiutino di eseguire l'eventuale comando di reprimere. E' la più grande manifestazione degli ultimi anni in Bielorussia, ma finora la polizia non s'è mossa. Radio Free Europe/Radio Liberty parla di 30 mila, forse 50 mila persone in piazza.

«Abbiamo trionfato sulla paura», le prime parole di Milinkevich da un megafono. "Libertà! Libertà", lo slogan della piazza. Kozulin parlando alla folla ha detto: «Siete liberi! Non temete più niente! Una vera rivoluzione è avvenuta in Bielorussia. Nessuno vi farà più inginocchiare. Siamo un popolo libero!». E ha invitato la polizia a smettere di servire il dittatore. Hanno parlato ai manifestanti anche artisti, musicisti, intellettuali e giornalisti. Per l'abbassarsi della temparatura e l'avanzare della notte i dimostranti hanno poi abbandonato la piazza, ma Milinkevich e Kazulin hanno convocato una nuova manifestazione per domani.

(Federico Punzi - radioradicale.it)


“Wanted”: si avvia verso il terzo mandato. Facciamogli capire che è finito il tempo dei Soviet

Viaggio nel paese di Alexander Lukashenko dove gli studenti rischiano di essere espulsi dalle università se partecipano a meeting internazionali


Di Pasquale Annicchino

Tatsiana Khoma ha 21 anni, da poco era stata eletta come rappresentante presso l’ESIB, l’organizzazione Europea che raggruppa i vari sindacati studenteschi. Ma pochi giorni dopo la sua elezione, si è vista notificare dalla Belarus State Economic University una lettera di espulsione dall’università per aver partecipato al meeting “Higher Education and European Citizenship” senza informare preventivamente la sua università.
Nonostante le pressioni di rettori e presidi di alcuni paesi europei Tatsiana è stata letteralmente “sbattuta fuori” dalla residenza universitaria che condivideva con altri studenti ed il preside della sua università ha giustificato l’espulsione dicendo che sono state semplicemente applicate “le leggi bielorusse per ciò che concerne l’educazione”.
Non contento, il rettore V. Shimau ha anche sottolineato come Tatsiana fosse solo la cinquantunesima studentessa espulsa nel 2005 per questi motivi e che quindi non si trattava di una misura “ad hoc”.
Tutto questo accade in Bielorussia, dove Alexander Lukashenko si avvia ad essere eletto presidente per la terza volta, dopo essersi fatto votare il prolungamento del mandato e dopo aver cambiato la legge che gli impediva di candidarsi per la terza volta.
Dichiara le ragazze bielorusse patrimonio dello Stato, sbatte in carcere i pochi che tentano di opporsi al suo regime, per evitare il plebiscito allenta la corda così da garantire una minoranza soft ed assicurarsi un parlamento che si limiti a ratificare.. Da parte sua ha una economia che galoppa a ritmi da tigri asiatiche, ma il gioco vale la candela?

lunedì, 20 marzo 2006
Il nuovo Consiglio dell'Onu sui diritti umani. Un «deludente compromesso al ribasso»


L'Assemblea generale dell'Onu 

16 marzo 2006
«Il voto di ieri a New York che istituisce il Consiglio sui Diritti Umani, rappresenta l'ennesima battuta d'arresto per la costruzione di una vera Comunità delle Democrazie. Infatti, ogni volta che in sede di Nazioni Unite, l'Europa e gli Usa si dividono su temi vitali come la promozione della democrazia e dei diritti umani, si indebolisce in tutto il mondo la forza delle ragioni e dei valori che sono alla base di ogni società libera. Il voto di ieri, purtroppo, non rappresenta un'eccezione a questa regola». Inizia con queste parole il commento di Matteo Mecacci, Rappresentante all'Onu del Partito Radicale Transnazionale.

Per l'istituzione del nuovo organismo, che sostituisce la vecchia e screditata Commissione facente capo all'Ecosoc, hanno votato 170 membri, fra cui l'Italia; 4 contro, cioè Usa, Israele, Palau e Isole Marshall; e 3 si sono astenuti, cioè Iran, Venezuela e Bielorussia. Si è deciso di conferire al Consiglio lo stesso status di vero organismo delle Nazioni Unite, che hanno anche il Consiglio di Sicurezza e quello Economico e sociale. Il nuovo Consiglio nascerà a giugno e sarà formato da 47 membri invece degli attuali 53. I paesi che entreranno a farne parte saranno ancora scelti su base regionale, ma dovranno essere eletti individualmente con la maggioranza dei voti dell'Assemblea, un sistema in cui le democrazie liberali finiscono spesso in minoranza. I membri che non rispettino i diritti umani potranno essere espulsi col voto di due terzi degli stati che comporranno il Consiglio. La nuova istituzione si riunirà almeno tre volte l'anno, a differenza della Commissione che aveva una sola sessione, e ogni nazione potrà sollevare questioni urgenti in qualsiasi momento con l'appoggio di un terzo dei membri.

Gli Stati Uniti hanno votato contro per il mancato accoglimento di tre richieste: primo, come soglia d'ingresso un voto a maggioranza di due terzi, che avrebbe reso ancora più difficile l'accesso di dittatori e stati responsabili di violazioni; secondo, il divieto di ingresso nel Consiglio per paesi sottoposti a sanzioni per violazioni dei diritti umani; terzo, limitare a 30 il numero dei membri. Un «deludente compromesso al ribasso» quello raggiunto, secondo Mecacci. Responsabili l'Europa, che «invece di schierarsi a fianco di Washington, ha cercato di mediare con le posizioni di governi terzomondisti e autoritari», e l'Italia «che sbandiera grande vicinanza e amicizia con Washington» ma è rimasta nell'anonimato nel corso dei negoziati. Human Rights Watch e Amnesty International si sono espresse a favore, mentre Freedom House e il Partito Radicale Transnazionale contro.

Il meccanismo adottato, spiega Mecacci, «non garantisce la possibilità di escludere i paesi responsabili delle violazioni dei diritti umani dal nuovo Consiglio sui Diritti Umani, né in fase di elezione, né laddove un paese sia considerato responsabile di tali violazioni. Tutto viene demandato alla volontà politica della maggioranza dei paesi dell'Assemblea Generale, che vanta un record in materia di diritti umani più in linea con le politiche di Fidel Castro che di Londra o Washington». Poco notato, fa notare il rappresentante radicale, un richiamo ai mezzi d'informazione, voluto dalla Conferenza dei Paesi islamici, per prevenire le offese contro la religione.

«Un passo avanti (ma non basta)», per Piero Ostellino, che sottolinea come «gli Stati Uniti, malgrado il loro potere militare, politico ed economico, sono sempre meno in grado di far valere le proprie ragioni, prima fra tutte la difesa e la diffusione della democrazia nel mondo» e come «le Nazioni Unite, che piaccia o no, sono un organismo internazionale che, di fatto, opera, quanto meno, in modo "opaco" rispetto alla tutela di valori come la difesa della Persona e dei suoi diritti». Per Antonio Cassese, docente di diritto internazionale ed ex giudice del Tribunale internazionale dell'Aja, si tratta di «un compromesso di profilo molto basso», perché il nuovo organismo «avrà natura essenzialmente politica, sarà una arena di scontro e servirà poco a coloro che si battono per la tutela dei diritti dell'uomo contro le dittature».

Peggio di prima, un sistema di ingresso che «penalizzerà le democrazie occidentali, a vantaggio dell'alleanza globale delle tirannie», osserva Christian Rocca. Inoltre, qualche giorno fa, un editoriale del quotidiano liberal americano New York Times s'intitolava "La vergogna delle Nazioni Unite" e fin dalla prima riga, racconta Rocca, il Times sosteneva che «quando si parla di riformare le disgraziata commissione diritti umani dell'Onu, John Bolton ha ragione, e il segretario generale Kofi Annan ha torto», così come «i principali gruppi internazionali in difesa dei diritti umani hanno poco saggiamente preferito un consenso multilaterale e lo hanno anteposto al loro dovere di combattere nel modo più forte possibile per la protezione dei diritti umani».

(Federico Punzi - radioradicale)

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sabato, 18 marzo 2006
Un Manifesto per la Cultura
per una Cultura presidio del Territorio e della coesione sociale


Premessa
Siamo l'ARCI, un'associazione di un milione e centomila donne e uomini che si
riconoscono nella tradizione del mutualismo e delle case del popolo, che credono nel
movimento mondiale per costruire un diverso mondo possibile.
Con questo MANIFESTO chiediamo che le comunità, tutte le comunità, dai più piccoli
borghi alle metropoli, ognuna nel rispetto della propria storia e delle proprie tradizioni,
abbiano accesso ai diritti culturali, condizione necessaria per una vita sociale dignitosa,
autenticamente democratica, aperta.
I diritti culturali a cui facciamo riferimento affondano le radici nella Dichiarazione
Universale dei Diritti dell'ONU, nella Costituzione Italiana, nella Dichiarazione Universale
dell'UNESCO sulla Diversità Culturale, nella Carta di Nizza, nel dibattito aperto verso la
Nuova Costituzione Europea. C'è un'indivisibilità dei diritti umani e i diritti culturali
costituiscono, come nella definizione dell'UNESCO "une pierre ancore manquante à
compréhension de l'universalité des droits de l'homme".
Ne citiamo alcuni: diritto alla PACE, diritto all'informazione, diritto al sapere e alla
conoscenza, diritto alla formazione lungo tutto l'arco della vita, diritto all'educazione e a
una scuola pubblica di qualità, diritto alla identità e alla diversità culturale, diritto di
prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, diritto a godere delle arti e
dei beni culturali, diritto all'espressione culturale, diritto a partecipare al progresso
scientifico ed ai suoi benefici, ecc.
In vista delle prossime scadenze elettorali presentiamo il nostro Manifesto per la Cultura,
un progetto che mettiamo al servizio di un percorso partecipativo che sappia valorizzare il
ruolo delle attività culturali e dell'associazionismo di promozione sociale nel costruire benessere
per le persone e per le comunità, un ben-essere che sappia tradurre la nuova
domanda globale di PACE e GIUSTIZIA SOCIALE .


1.
Coltiviamo il desiderio di una città intesa come luogo delle relazioni e del vivere civile
una città solidale, una città multiculturale, una città aperta, una città sicura.

2.
Pensiamo che le culture siano il complesso delle manifestazioni di vita materiale,
sociale, artistica e spirituale dei cittadini/e. Le cittadine e i cittadini singoli o associati, le
comunità etniche, i gruppi di tradizione, le comunità scientifiche, umanistiche, artistiche e
religiose, le diversità culturali sono ricchezza di una comunità complessa.
Per costruire una politica di cittadinanza è necessaria una programmazione di governo
che sappia mettere in relazione i diritti culturali e sociali con il progetto di città.
Una Comunità cresce nella condivisione del potere e delle responsabilità. Affermiamo il
percorso della democrazia partecipativa. La partecipazione va costruita, promossa,
alimentata, rispettata.

3. Crediamo che i cittadini più importanti siano quelli più deboli. Inclusione ed esclusione
danno oggi il grado di civiltà di una comunità aperta e solidale.
È necessario ripensare il concetto di comunità: assumendo la complessità come ricchezza
e dando dignità alle differenze.

4. Crediamo che la città sia un equilibrio delicato di ambiente e persone che va rispettato
e governato secondo il principio di sostenibilità.

5.
Crediamo che la città debba essere amata tutta intera, per quello che è: la periferia
come il centro, i quartieri nuovi come quelli antichi, le zone a rischio come quelle
privilegiate. Il governo della città non deve produrre divisioni.

6. Crediamo necessario promuovere il diritto all'informazione e alla comunicazione, che
deve essere garantito e salvaguardato. Un'informazione corretta, obiettiva, diffusa,
multiforme (ufficiale e alternativa) permette ai cittadini non solo di ricevere ma anche di
essere nella condizione di proporre. Così come la possibilità di comunicare consegna ad
ognuno il diritto a rappresentarsi e partecipare attivamente alla definizione
dell'immaginario collettivo.
È necessario costruire una rete di informazione su temi inerenti le politiche culturali e
sociali urbane in Europa.
Il confronto arricchisce le proposte, ma soprattutto mette le basi dell'Europa dei cittadini
che vogliamo costruire e gli strumenti sono l'informazione e la comunicazione.

7. Una città per crescere deve essere un progetto. Un progetto di città ha bisogno di
attingere alle tradizioni per aprirsi ai cambiamenti, ha bisogno che il patrimonio dei beni
materiali incontri e interagisca con quello dei beni immateriali delle relazioni.
Per questa ragione crediamo che la politica degli spazi, dei beni culturali, delle attività
culturali debba essere programmata alla luce delle nuove esigenze con il concorso di tutti i
soggetti interessati, valorizzando e riconoscendo il ruolo della promozione culturale di
base.
La cultura presidio del territorio toglie spazio alla militarizzazione del territorio, almeno
quanto lo sviluppo armonico della città toglie spazio al degrado urbano e sociale e ciò
rende sicura la città.

8.
Avanziamo il diritto ai beni culturali e ambientali, affermiamo il diritto al "bene comune".
La comunità cresce nella consapevolezza delle tradizioni e nel rispetto dell'ambiente e
quindi riaffermiamo il valore dell'art. 9 della Costituzione.

9. Affermiamo la cultura come valore collettivo. La cultura non è solo bisogno voluttuario,
soggettivo, ma rete di relazioni che promuove etica comunitaria. Nelle programmazioni
delle amministrazioni, proprio in relazione alla riqualificazione delle aree urbane i diritti
culturali devono essere inseriti a pieno titolo nel welfare municipale, avere un peso
consistente nei bilanci, aprire percorsi di partecipazione, ispirare le scelte del progetto di
città che si vuole portare avanti.
Investire nei i diritti culturali è dare spazio alla cultura come consumo critico, "etico", alla
cultura che sviluppa economia sociale, orienta i consumi nella direzione della qualità della
vita e contribuisce all'arricchimento e sviluppo della persona.

10. Crediamo fondamentale il ruolo della scuola pubblica nei processi di sviluppo delle
persone e delle comunità, quali luoghi di incontro, crescita e scambio tra "etnie" diverse.
Le amministrazioni a tutti i livelli devono promuovere e far crescere le occasioni di
qualificazione di questi momenti.
C'è bisogno di una Carta della Trasparenza per far crescere e qualificare un Terzo Settore
fuori dai vecchi e nuovi collateralismi al servizio della comunità, in un quadro di
rafforzamento del welfare.
C'è bisogno di far crescere la VERTENZA CULTURA per promuovere i diritti umani.
postato da: espressiodemo alle ore 18:07 | Permalink | commenti
categoria:cultura, politica, manifesto, arci